Africa, Ethiopia

The humble beginning of our mission in Adwa


The following article was sent by the community to Rome as contribution asked to celebrate the Feast of Gratitude at worldwide level.

Missione Kidane Mehret Adwa – Tigray – Etiopia Anno di fondazione 1994 Gli ultimi missionari cattolici nella zona di Adwa furono i Gesuiti, scacciati dalla loro sede di Fremona e uccisi nel 1620. Il “Progetto Africa” vede i Salesiani in Etiopia, a Makalle’, nel 1974. Nel Novembre 1993 un Confratello Italiano, con due chierici del Sud Etiopia, arrivano ad Adwa chiamati dagli anziani del luogo: volevano che si iniziasse anche in questa città quanto si era visto fare a Makalle’ per i giovani, cioè scuole professionali e di avviamento al lavoro. Era appena finita una guerra sanguinosa durata ben 17 anni contro il dittatore Mengistu: l’intera regione era stata devastata dai combattimenti che avevano visto anche l’uso di armi chimiche, migliaia di morti, orfani e vedove, cioè una popolazione ridotta allo stremo e senza più speranza. Pochi mesi dopo, il 6 Febbraio 1994, arriva anche la prima F.M.A. mandata in “avanscoperta” a preparare l’arrivo di altre due consorelle e, nel frattempo, a iniziare i contatti con la realtà locale. Il Salesiano aveva preso casa in due vecchie stanze risalenti all’occupazione italiana: muri di fango e soffitto tremolante in cartongesso. Niente servizi o acqua corrente e neppure luce elettrica. Sistemazione pionieristica e davvero di prima linea. La consorella, cui era stato detto che avrebbe potuto essere ospite di una Congregazione locale, scoprì invece che quelle suore erano lontane 120 km e che, non essendoci strade e non avendo un mezzo di trasporto, non aveva altra scelta che accettare l’offerta del Salesiano di una tenda militare dove accamparsi alla meglio nel perimetro destinato alla futura missione. Il giorno 8 Febbraio i “pionieri” ricevettero la visita del Rettor Maggiore Don Egidio Vigano’ il quale, vedendo la loro sistemazione precaria e povera, scherzando davanti ad un fuoco acceso sotto le stelle disse:”…figlie miei, siete bravi e coraggiosi, ma siete anche un po’ pazzi!” Poi, fattosi serio, consegnò loro questo mandato: ” … a voi e’ affidata anche la vocazione di Fondatori. Dovete far mettere radici al carisma salesiano in questa terra martoriata. Ma ricordate sempre che, anche se costruirete dei bei muri e inizierete opere meravigliose, SE PERO’ NON SARETE SANTI SARA’ TUTTO INUTILE”. Da allora ad Adwa sono nate scuole di ogni ordine e grado per ragazzi e ragazze, corsi professionali e di avviamento al lavoro, un Centro di promozione della donna, corsi di informatica, un progetto agricolo, una Parrocchia – la prima dopo quasi 400 anni! – l’oratorio Centro Giovanile, un progetto sociale di assistenza alle famiglie bisognose. La casa di formazione ospita 9 giovani – 3 Sudanesi e 6 Etiopi – e la comunità religiosa e’ formata da 9 sorelle di 5 diverse nazionalità: culture e lingue diverse come diverse sono le età, ma un cuor solo tutto teso nello slancio del Da Mihi Animas. Questa la forza segreta della missione di Adwa dove, pur nelle difficoltà quotidiane dovute a mille diversi motivi, ogni sorella e’ concorde nel dire come a Mornese “…quanto bella e’ la vita!”. Ora, su richiesta esplicita delle Autorità, si sta costruendo un ospedale dove le mamme possano far nascere le loro creature in sicurezza e dove la popolazione possa trovare una medicina di base che ponga fine alle troppe morti inutili che continuano a far strage di giovani vite. Si prevede una collaborazione con le sorelle del Cottolengo, la cui Madre Generale ha accettato il progetto ospedaliero. Si ricreerà così ad Adwa, la stessa collaborazione dei due Padri Fondatori, Don Bosco ed il Cottolengo: felice coincidenza nel 140° anno della Fondazione dell’Istituto. Adwa, casa della felicità, dove si vive ogni giorno quella fiducia e quell’abbandono a Maria Ausiliatrice e alla Provvidenza che Don Bosco ha insegnato ai suoi figli e figlie. E’ Maria, la Madre, che ha fatto e continua a fare tutto, nel miracolo quotidiano di migliaia di giovani che riempiono le classi ed i cortili con la loro gioia di vivere.

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